Martedì, 21 Giugno 2016 14:07

Piazza Ariostea e i quattro palii

Tratta dal post di Patrizio Benini
 
Ci auguriamo possano definitivamente considerarsi chiuse le polemiche che durante questo mese di maltempo hanno costretto gli organizzatori del Palio a rimandare per ben tre volte la tanto attesa Corsa dei Cavalli. Vogliamo però lasciarvi alla lettura di questo significativo passo tratto dall’articolo “Le Piazze del Palio di Ferrara”, apparso due anni fa sul portale listonemag.it, che fa capire come la tanto amata Piazza Ariostea deve la sua originale connotazione proprio al Palio di Ferrara:
 
“Poi giunge inesorabile l’ultima domenica di maggio, la giornata predisposta alla conquista dei quattro palii: verde dedicato a San Paolo per la corsa delle putte, rosso di San Romano per la corsa dei putti, bianco dedicato a San Maurelio per la corsa delle asine ed infine giallo o dorato dedicato a San Giorgio per la corsa dei cavalli. Il fervore della gara ha come spazio d’espressione Piazza Ariostea, concepita nell’ambito dell’Addizione voluta da Ercole I d’Este nel 1494. L’ingegno di Biagio Rossetti progettò il Foro Ferrarese così che fosse circondato, come da manuale, in gran parte da palazzi Rossettiani dotati di portico. Piazza Ariostea non è però centrata sul decumano dello schema romano dell’Addizione Erculea, dunque non su corso Ercole I d’Este, ma risulta tangente al Cardo, La Giovecca: l’incrocio fra il cardo e il decumanus è riservato infatti al Quadrivio degli Angeli, ovvero l’insieme degli angoli di Palazzo dei Diamanti, Palazzo Prosperi-Sacrati e Palazzo Turchi di Bagno, i tre palazzi che vi si affacciano. La piazza così pensata, dunque, non era alimentata dalle arterie urbane principali e non riuscì mai a svolgere appieno la sua funzione di centro e di mercato per la quale era stata progettata dal Rossetti; anzi, il portico del Foro è rimasto incompleto e la piazza pare addirittura sovradimensionata rispetto al contesto urbanistico.
 
Tratta dal post di Patrizio BeniniNegli anni ’30, in una Piazza Ariostea rigorosamente pavimentata e sviluppatasi su di un unico livello, venne scavato il catino della piazza: proprio quando il Palio torna a vivere, nel 1933, la piazza fu trasformata sulla scia dello Square inglese. A Londra, il grande architetto Inigo Jones progettò il Covent Garden come Piazza pavimentata e porticata, con la funzione di centro e sede di un importantissimo mercato ispirandosi alla Piazza Ducale di Livorno, ed il Lincon Inn’s Fields come parco: sì, proprio come parco, infatti le città non presentano spazi verdi nel loro centro.
 
Il parallelo con Piazza Ariostea è chiaro: nata per essere una piazza pavimentata all’italiana e centro della nuova città Rinascimentale, è diventata un parco, arena del gareggiare in memoria dello straordinario Palio corso nel 1471 per festeggiare l’investitura a primo Duca di Ferrara del Marchese Borso d’Este. A pochi passi da qui, sul Cardo di Ercole Primo d’Este, si svolge il Corteo: la suggestiva sfilata in costume rinascimentale parte dalla Porta degli Angeli (ingiustamente detta Casa del Boia) e le centinaia di figuranti, disposti secondo schemi precisi dai coreografi, raggiungono il Castello Estense percorrendo a passo lento la via più bella d’Europa, l’antica via dei Piopponi conservata in modo sublime, coi suoi ciottoli e la sua luce fioca, in una magica atmosfera che prosegue fino negli spettacoli drammatizzati dai rioni e dai borghi, spettacolo conclusivo della serata a Piazza Castello.
 
E dunque, spettatori, quando la recita comincia, ancorate gli occhi al volteggiare delle bandiere, ai fantini ansimanti, agli orli dei costumi, ma pensate anche ai palazzi che vi circondano, ai ciottoli su cui poggiate i piedi, alle piazze in cui accorrete: secoli di storia non ne possono scalfire la meraviglia, non quando il progetto ha l’ambizione di trascendere il contingente. La Storia si adagerà sulle piazze, sui porticati, su ogni mattone con leggerezza, avvalorando la buon opera che vuole tendere al futuro, e lasciando il peso dell’incuria e del degrado per ciò che è stato costruito per costruire, non per restare. A questo millennio serve un nuovo criterio di realizzazione, studiamo le menti del passato e impariamo dalla nostra Cultura.”
 

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Letto 616 volte Ultima modifica il Giovedì, 23 Giugno 2016 13:29